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Editoriale di Italo Bocchino

Il Convegno che il nostro Bimestrale ha organizzato in collaborazione con la Fondazione Fare Futuro, ha dato un contributo importante alla discussione sul tema della cittadinanza e dell’integrazione degli immigrati. Stiamo parlando di un fenomeno epocale, che avrà conseguenze importantissime nei prossimi decenni. Il nostro Paese, posto al centro del Mediterraneo, è naturale crocevia del fenomeno migratorio. Per questo, la sfida che abbiamo dinanzi non è da liquidare con qualche battuta, ma va invece affrontata con senso di responsabilità, buon senso e pragmatismo. Il Governo Berlusconi ha posto in essere misure rigorose nel contrasto all’immigrazione clandestina. Con risultati ottimi e con grande gradimento da parte degli italiani. Altrove, in Europa, esistono regole ancor più rigide delle nostre. Questo è, però, solo un pilastro della grande costruzione che dovremo edificare nei prossimi anni per consentire una convivenza pacifica nel Vecchio Continente. L’altro pilastro è costituito dalle politiche dell’integrazione. L’enorme massa di immigrati che sempre di più affolleranno le Nazioni occidentali, dovranno “sentirsi” partecipi del destino della Patria che li ha ospitati. Ernest Renan, con la sua visione di Nazione intesa come “plebiscito quotidiano”, ci ha indicato la strada. Interrogarsi su un nuovo modello di cittadinanza non è “di sinistra”. Anzi. Dinanzi ad un modello di cittadinanza che nel nostro Paese oggi prevede un mero adempimento burocratico-formale, noi vogliamo interrogarci su una riforma che metta al centro non più il vecchio concetto ottocentesco “l’Italia agli italiani”, bensì un nuovo slogan “L’Italia a chi la ama”. Una nuova visione, severa ma allo stesso tempo aperta a chiunque voglia sentirsi italiano. Perché non basta esser nati a Roma per essere italiani. Giurare sulla costituzione, sul tricolore, aderire ai valori della nostra Patria, è sicuramente una “cosa di destra”. Ed è soprattutto una cosa nell’interesse della nostra Italia.

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