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Turchia islamica? No, ottomana |
di Gianluca Sadun Bordoni
La Turchia sta abbandonando l’Occidente? Se lo chiede Soner Cagaptay su “Foreign Affairs” (ottobre 2009), ma se lo chiedono in molti, in Europa e in Israele. L’ultimo, problematico episodio, è l’esclusione di Israele dalle esercitazioni militari aeree annuali a Konya, in Anatolia, condotte dalla metà degli anni Novanta dalla Turchia con la Nato, gli Usa, e altri alleati, tra cui appunto Israele. Fatto ancor più stridente, se si aggiunge che il giorno dopo la Turchia ha annunciato la nascita di una cooperazione strategica con la Siria.
A ciò ha fatto seguito l’intervista del premier Erdogan al “Guardian”, in cui ha ribadito l’alleanza con l’Iran e criticato Israele – cosa che certo non è più una novità. Questi, non c’è dubbio, sono segnali allarmanti. Pure, è bene ribadire che lo stesso Erdogan, sia nell’intervista al “Guardian” che in una successiva intervista televisiva con l’emittente “Al Jazeera” (26 ottobre) ha assicurato che l’alleanza con Israele è fuori discussione. Allo stesso modo, nonostante tutte le difficoltà, il cammino di Ankara verso l’Unione Europea prosegue (anche se, occorre rilevarlo, gli scambi economici tra i paesi Ue e la Turchia diminuiscono, come ha mostrato Mustafa Kutlay sul “Journal of Turkish Weekly” del 28 ottobre). La tendenza prevalente è quella di interpretare la nuova strategia turca in termini islamistici. Ma probabilmente il miglior punto di partenza è la dottrina di politica estera del nuovo Ministro Davutoglu, con l’idea della “zero problem policy” con i vicini, cardine di un progetto volto a garantire ad Ankara un’influenza a 360°: più che neo-islamismo, si tratta forse di ‘neo-ottomanismo’, che certamente si nutre anche dell’identità islamica della Turchia, ma senza alcuna volontà di rompere con l’esercito, custode dell’ortodossia kemalista. Gli elementi di ambiguità presenti nella nuova assertività turca sono evidenti a tutti. Si chiede però all’Occidente di chiarire come potrebbe la Turchia svolgere l’indispensabile funzione di mediazione in Medio Oriente che tutti invochiamo senza avere buoni rapporti con i vicini. E soprattutto quale migliore alleato nella regione possa darsi, dato che il legame della Turchia con l’Occidente data da oltre sessant’anni. E che anche per Israele, come ha scritto il “Jerusalem Post”, "Turkey is an irreplaceable ally".
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