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Blog - Economia
Sarkozy e Chirac, tra inflazione e PAC

di Tommaso Aquilante
Pensavamo di esserci liberati del miope “francesismo” dei francesi.
Per anni grazie a Jacques Chirac non siamo riusciti a ridurre l’ingente quantità (circa il 45% del bilancio UE) trasferimenti, spesso distorsivi e controproducenti, destinati all’agricoltura. Ha finito il suo mandato senza permettere nessun cambiamento in modo da non accollarsene “la colpa”. Come per dire: “è un problema di Bruxelles…”.
Poi è arrivato Nicolas Sarkozy. Molti lo hanno salutato con favore. Certo meglio del suo predecessore. Ma Sarkozy, in barba alle molte promesse, che gli avevano fatto guadagnare l’appellativo de “l’americano”, ha cominciato a fare subito il francese. Difesa dei campioni nazionali, commissione Attali… ma soprattutto i ripetuti attacchi alla BCE.
Sono mesi che invoca, irresponsabilmente, un taglio dei tassi contestando la politica monetaria dell’area euro. Non so chi gliele abbia consigliate certe cose ma dovrebbero dirgli che un taglio dei tassi può ridurre la disoccupazione solo nel breve periodo e solo attraverso la creazione d’inflazione.
Visti i numeri sui prezzi delle derrate agricole e la cavalcata del petrolio non mi sembra il caso ridurre tassi. Ma Nicolas sembra dire: “è un problema di Francoforte…”.
Una volta Bruxelles, una volta Francoforte. Tra inflazione e PAC, nulla è cambiato tra Sarkozy e Chirac.

 
Per abbassare il costo di bollette e benzina bisogna liberalizzare

di Gianmario Mariniello
L'annuncio del Ministro Tremonti di aprire un confronto con i consumatori e i produttori anche sulle bollette e sul pieno di benzina, per dare un minimo di sollievo ai cittadini italiani tartassati da continui aumenti, va accolto con favore ma anche con attenzione.
Sconti fiscali o contributi a pioggia, così come fatto in passato, non servono a nulla. Servono interventi strutturali, ma a costo zero per le casse dello Stato. A costo di apparire petulanti, la soluzione è la solita: liberalizzare.
Liberalizzare i punti vendita di benzina è una soluzione che altrove in Europa ha dato buonissimi risultati.
Favorire l'ingresso di altri operatori nel mercato energetico italiano, oggi sostanzialmente monopolizzato, può essere un grande strumento di concorrenza e di abbassamento dei prezzi.
Gli sconti fiscali pre e post elettorali mettiamoli definitivamente in soffitta.

 
Su Alitalia il Governo sembra essere poco CON!

di Tommaso Aquilante
Incredibile a dirsi ma è così: un governo che si definisce liberal – conservatore sta posponendo l’agonia del malato Alitalia. Buona mossa elettorale! Terribile messaggio sul piano econocmico. Il salvataggio della compagnia è inaccettabile per un governo formato al 70% da persone che dicono di ispirarsi ad una destra moderna, che dicono di voler affermare i principi del neo – liberismo e del neo conservatorismo nel Paese. Come? Con mirabolanti salvataggi?
Alitalia va privatizzata e subito, accettando gli inevitabili esuberi. È l’unica soluzione. Va detto a Silvio Berlusconi e al suo iper–protezionista ministro dell’economia che il liberismo (o liberalismo) di cui si riempiono la bocca da anni è altra cosa. Liberismo implica libertà per i cittadini e una delle prime libertà che un governo CON dovrebbe garantire è quella dagli sprechi di denaro pubblico. Berlusconi parla di gravi sprechi da ridurre nella pubblica amministrazione. Gli sperperi che si sono protratti in Alitalia sono egualmente gravi, se non di più. Sono, in ogni caso, nostre tasse buttate al vento.
Silvio sii CON, liberaci dallo scempio Alitalia! Ma non lo farà… l’ ha promesso che l’avrebbe salvata. E allora la compri lui perché gli italiani si sono stancati di pagare per avere in cambio nulla. Brunetta cominci con i fannulloni di Alitalia!

 
Quanto ci è costato dire "no" al nucleare

di Fausto Carioti*
La verità è che un paese industrializzato senza energia nucleare è un ossimoro, un’anomalia possibile solo nel breve periodo, incapace di resistere su tempi più lunghi. Tanto più se questo paese è privo di giacimenti di combustibili fossili. Del resto, basta dare uno sguardo ai paesi più industrializzati del mondo. Gli Stati Uniti hanno 104 reattori nucleari in funzione, ed è già stata annunciata la costruzione di altri sette. La Cina ha undici reattori attivi, cinque in arrivo e ben trenta pianificati. Il Giappone conta su 55 reattori nucleari operativi, destinati presto a diventare 68. Trentadue reattori ha oggi la Germania, 19 il Regno Unito, 59 la Francia, 18 il Canada, 31 la Russia e 17 l’India. Ad eccezione della Germania e del Regno Unito, che comunque già ricavano dall’atomo, rispettivamente, il 32% e il 18% della loro energia elettrica, tutti questi Paesi hanno in calendario la costruzione di nuovi impianti. Una sola, tra le potenze industriali, spicca per non avere né reattori nucleari attivi, né in costruzione, né in programma. E’ anche il Paese con il costo dell’elettricità più alto e con le peggiori performance economiche tra tutte le nazioni industrializzate. Non è un caso: i tre record sono legati tra loro. Benvenuti in Italia, unico Paese al mondo che ha rinunciato dalla sera alla mattina alle proprie centrali nucleari. E, con esse, a una parte importante del proprio futuro.

 
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